Quando un’opera diventa leggenda, ogni tentativo di riportarla in vita rischia di trasformarsi in un sacrilegio. Final Fantasy VII, uscito nel 1997 su PlayStation, non è stato solo un videogioco, ma una vera e propria epifania culturale, capace di imprimere il suo nome nella memoria collettiva di milioni di giocatori. E così, quando Square Enix annunciò di star lavorando a un remake, l’intera comunità videoludica si trovò sospesa tra due emozioni opposte: da una parte l’entusiasmo irrefrenabile di poter rivivere Midgar con le tecnologie moderne; dall’altra la paura di veder profanato un mito intoccabile. Nel 2020, dopo anni di attesa e silenzi, Final Fantasy VII Remake approda finalmente su PlayStation 4. E non è solo un rifacimento grafico: è un’operazione mastodontica che reinterpreta il classico con coraggio, espandendo i confini del racconto e trasformandolo in un nuovo viaggio, pensato per le nuove generazioni ma con il cuore rivolto ai veterani. L’impatto iniziale è dirompente: Midgar prende vita con un livello di dettaglio impressionante, dalle luci soffuse dei bassifondi di Settore 7 al bagliore sinistro dei reattori Mako. Quella che una volta era solo un fondale prerenderizzato oggi è una città viva, pulsante, abitata, dove i cittadini commentano le nostre azioni e reagiscono al peso delle scelte.

La scelta più discussa di Square Enix è stata quella di spezzare l’opera originale in più capitoli. Questo primo episodio copre soltanto l’arco narrativo ambientato a Midgar, che nell’originale occupava le prime 6-7 ore di gioco. Qui, invece, diventa un’esperienza corposa di oltre 35-40 ore, arricchita da missioni secondarie, dialoghi, scene inedite e approfondimenti sui personaggi. Una decisione audace, che ha permesso di scavare in profondità nella vita quotidiana degli abitanti, di mostrare lati inediti di Avalanche e di dare spessore a comprimari che nel 1997 erano poco più che comparse, come Jessie, Biggs e Wedge. Il cuore dell’esperienza rimane la storia di Cloud Strife, mercenario dal passato oscuro che si unisce al gruppo Avalanche per colpire la Shinra, colosso industriale che sfrutta l’energia vitale del pianeta. Se nell’originale Cloud era una figura volutamente enigmatica, nel Remake la sua personalità appare più sfaccettata, oscillando tra arroganza e fragilità, tra distacco e improvvisi lampi di umanità. Tifa, con i suoi dubbi e la sua determinazione, diventa un personaggio centrale, non più soltanto la “migliore amica d’infanzia”, ma una donna complessa divisa tra lealtà e paura. Aerith, poi, è forse il personaggio più trasformato: qui appare più vivace, spiritosa e ironica, senza perdere la sua aura di mistero. Il rapporto con Cloud è reso con una naturalezza disarmante, tanto che ogni loro dialogo sembra scritto con l’obiettivo di rievocare nei fan la nostalgia e, al tempo stesso, sorprendere con una nuova freschezza.
L’antagonismo con la Shinra è esplorato a fondo. Rufus, Heidegger, Scarlet e tutti i volti del consiglio aziendale non sono più soltanto figure caricaturali: diventano il ritratto di una corporazione onnipotente che manipola, controlla e schiaccia chiunque osi opporsi. E poi c’è lui, Sephiroth. Nel gioco originale la sua presenza aleggiava a lungo senza mostrarsi fino a un certo punto della trama; nel Remake, invece, appare molto prima, insinuandosi come un fantasma nella mente di Cloud e condizionando gli eventi fin dal principio. Una scelta controversa, ma che sottolinea quanto questo progetto non voglia essere una fotocopia, bensì una reinterpretazione.
Il gameplay è la vera rivoluzione. Addio al sistema a turni classico: il Final Fantasy VII Remake abbraccia un ibrido tra action e strategia. I combattimenti sono in tempo reale, frenetici e spettacolari, ma conservano l’anima gestionale del passato grazie all’uso della barra ATB, che si riempie durante gli scontri e permette di lanciare magie, usare abilità o oggetti. Il risultato è un sistema dinamico, che regala al giocatore la possibilità di passare da un personaggio all’altro in battaglia, sfruttando le peculiarità di ciascuno: la potenza bruta di Barret e la sua mitragliatrice, la velocità acrobatica di Tifa, la versatilità magica di Aerith. Ogni scontro diventa così una danza tattica in cui pianificazione e riflessi si fondono. Le Materie tornano, con lo stesso fascino modulare dell’originale. La possibilità di personalizzare equipaggiamenti e combinazioni magiche rimane intatta, ma ora si innesta su un sistema di crescita delle armi che permette di potenziarle nel tempo, conferendo nuove abilità e statistiche. In questo modo nessuna arma diventa obsoleta: anche la spada iniziale di Cloud, la leggendaria Buster Sword, può accompagnarci fino alla fine, arricchendosi di nuove potenzialità.

Il comparto tecnico è sontuoso. Unreal Engine 4 mette in scena un Midgar che sembra respirare: le strade brulicano di vita, i neon riflettono sulle superfici bagnate, i bassifondi vibrano di miseria autentica. Le cutscene sono orchestrate con maestria cinematografica, al punto che i confini tra sequenze animate e gameplay si fanno sottilissimi. La colonna sonora, curata ancora una volta da Nobuo Uematsu insieme a Masashi Hamauzu e Mitsuto Suzuki, è un viaggio emozionale: i brani storici vengono riarrangiati con orchestrazioni maestose, e ascoltare il tema di Aerith o il nuovo arrangiamento di “One-Winged Angel” in pieno combattimento è un’esperienza da brividi lungo la schiena. Le missioni secondarie rappresentano un terreno più controverso. Se da un lato ampliano la durata e permettono di conoscere meglio Midgar, dall’altro alcune risultano ripetitive o poco incisive rispetto all’epicità della trama principale. Recuperare gatti smarriti o aiutare NPC generici stride con il respiro colossale della narrazione, ma resta comunque un modo per respirare e calarsi nella quotidianità della città.
Il Remake, però, osa là dove nessuno si aspettava. Senza svelare troppo, gli sviluppatori hanno introdotto nuovi elementi narrativi che rimettono in discussione la fedeltà all’originale. I cosiddetti “Sussurri del Destino” (Whispers) rappresentano una forza misteriosa che tenta di mantenere intatto il corso degli eventi del gioco del 1997, opponendosi a deviazioni e cambiamenti. È un’idea metanarrativa che trasforma il Remake in qualcosa di più di un rifacimento: diventa un dialogo con il passato, una riflessione sul concetto stesso di destino, sul rapporto tra memoria e riscrittura. Il finale, in particolare, ha diviso la community: c’è chi l’ha amato per il coraggio di aprire nuove strade, e chi lo ha detestato per aver tradito il mito. Ma in fondo è questo il cuore del progetto: Final Fantasy VII Remake non vuole sostituire l’originale, vuole affiancarlo, amplificarlo, rinnovarlo. È un atto di amore e di sfida insieme: un’opera che abbraccia la nostalgia senza esserne prigioniera, che prende un’icona sacra e la rimodella con strumenti moderni.

Final Fantasy VII Remake non è il ritorno pedissequo di un classico, ma la sua reinvenzione. È un’operazione rischiosa, ambiziosa, a tratti spiazzante, che osa modificare la percezione di una delle storie più amate dei videogiochi. Tecnicamente spettacolare, narrativamente espanso, ludicamente rivoluzionato, è un titolo che riesce a parlare sia ai veterani che conoscono ogni pixel dell’originale, sia ai nuovi giocatori che non hanno mai toccato un JRPG classico. Certo, non tutto è perfetto: alcune missioni secondarie zoppicano, e la scelta di spezzare l’opera in capitoli multipli può sembrare frustrante. Ma nel complesso, il Remake è un successo artistico e commerciale, un atto di fede che ha il coraggio di guardare al passato e, al tempo stesso, di riscrivere il futuro. Se l’originale del 1997 era un’epifania che ci mostrava di cosa i videogiochi fossero capaci, il Remake del 2020 è un manifesto: dimostra che i miti non devono restare intoccabili, ma possono evolvere, rischiando di sorprendere o spaccare in due la community. E forse è proprio questa la sua più grande vittoria: averci fatto discutere, emozionare, arrabbiare e, soprattutto, tornare a innamorarci di Cloud, Aerith, Tifa e Sephiroth. Midgar non è mai stata così viva.
- Genere: JRPG
- Publisher: Square Enix
- Sistema: Playstation 4/5
- Anno di Uscita: 2020

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