[Review] Sabotage (Commodore 64)

[Review] Sabotage (Commodore 64)

Aprile 16, 2020 0 Di Violo

SABOTAGE - INFORMAZIONI
Genere: Vertical Shooter
Anno di sviluppo: 1988
Sviluppatore: Zeppelin Games

Sabotage è il gioco che non richiederesti mai. Non credo ci sia mai stato qualcuno che nel 1988 sia andato al negozio di videogiochi o dall’edicola chiedendo “voglio Sabotage”. Perché fa parte dei giochi che fondamentalmente non hanno introdotto niente di nuovo. Diciamo che nel 1988, ben sei anni dopo il debutto del Commodore 64, il videogamer si aspettava altro. Non spicca, non contiene novità, non ha l’effetto wow. Per questo Sabotage, non è mai diventato un must. Uno sparatutto verticale, che come concetto di gioco nasce con i primi Space Invaders già dieci anni fa in console dalle fiacche capacità grafiche e sonore. D I E C I anni fa… che oggi suona come un’era intera nel mondo elettronico ed informatico. Negli anni 2000 in dieci anni siamo passati dal tower PC al tablet. Dal 1978 al 1988 non puoi uscire con uno sparatutto verticale, a meno che non sia un capolavoro che riscrive le regole della giocabilità. E Sabotage non lo è stato, purtroppo. Pecca probabilmente il suo obiettivo, ovvero popolare una cassetta di edicola. Sabotage nasce infatti dalla Zeppelin Games per popolare le sue raccolte. Un gioco nato per far parte di quei 6/8 giochi che venivano venduti a 10.000 lire in un nastro accompagnato da una rivista e 3 paragrafi di istruzioni. E’ vero, ha anche una release dedicata solo a lui, sempre della Zeppelin Games, come promozione di vendita a gioco singolo. Ma come debutto nel primo paragrafo di questa recensione, non credo nessuno abbia mai espressamente richiesto di Sabotage, piuttosto se lo ha ritrovato nelle collection o, peggio ancora, sotto altro nome nelle collection pirata, molto diffuse al tempo (Future Life, nome alternativo di Sabotage nella collection Logica 2000, per citarne uno). Sabotage è il gioco già noto con una storia già nota. L’alieno (rappresentato da oggetti volanti da distruggere) che vuole invadere la terra e noi con la nostra navicella che dobbiamo andare avanti fino a distruggerli tutti. Eppure sono qui a dedicargli una recensione. Sì, perché anche nella mediosità e nella non evidenza possiamo rintracciare, a volte, qualcosa di ben fatto. Sabotage infatti ha dei vanti, chiamiamoli così. Ha un qualcosa che non lo fa scorrere via dritto nel dimenticatoio. Sabotage al termine del caricamento arriva con una botta sonora da paura. Alan Gilmore (sarà forse per la vaga somiglianza con il cognome di David, appunto, Gilmour dei Pink Floyd) ti stampa una colonna sonora mostruosa che sfrutta al meglio i canali e le modulazioni del 6581. Un audio che quasi ritroviamo solo nei primi Amiga, che ricordo avevano a differenza del Commodore 64 un custom chip Paula con 4 canali DAC a 8 bit PCM stereo. La colonna sonora darebbe spunto agli odierni e svedesi Muse e durante il gioco la musica la fa da padrone. Nonostante sia disattivabile come opzione per dare risalto agli effetti sonori (questi ultimi non eclatanti ma nemmeno scadenti) durante il gioco è interessante e coinvolgente farsi accompagnare dalla persistente e gasante musica. La linea grafica del gioco è semplice, troppo per essere uscito nel 1988. L’ambientazione è troppo simile cambiando poco di struttura e più che altro solo di colore negli 8 livelli. Il background è sempre lo spazio stellato e i nemici oggetti semplici ottenuti da qualche byte di sprite che si muovono su se stessi oltre che nello schermo. Carina la nostra navicella con un rotore che gira su se stesso ricordando le fantasie di Guerre Stellari, ma fallimentare la logica di movimento degli alieni che li vede “rimbalzare” ai quattro lati dello schermo come la pallina di Arkanoid cozzando interamente con la dinamica del gioco che invece dovrebbe dare la sensazione di incontrare avversari mentre si vola in avanti in uno spazio infinito. Pessima anche l’idea del posizionamento del punteggio e delle vite, con una scritta in basso enorme e lampeggiante a livelli di rischio per gli epilettici. Ma Flynn McGill si è tenuto una manciata di byte per due aspetti. Il primo la giocabilità e il secondo l’elemento sorpresa. La giocabilità è stimolante perché la nostra navicella può muoversi in tutto lo spazio, non solo in orizzontale e lo fa con una certa agilità. Non si pena la lentezza di gioco. Allo stesso tempo gli alieni si muovono talmente veloci da dimenticarne la loro banale rappresentazione. Si entra subito in sfida con la voglia di capire perché nei primi 40 secondi si perde la vita 3 volte in un gioco apparentemente semplice. L’irrazionalità dei movimenti degli avversari che avvengono quasi in uno “spazio chiuso” scatena l’ossimoro con la narrativa e la coreografica che richiama invece una battaglia nello “spazio infinito”. Alla fine diventa quasi un arcade a livelli con un background scorrevole nello spazio interstellare. E appena te ne rendi conto alla fine del livello, dopo aver ucciso un alieno più grande, scatta il secondo jolly di McGill, appunto la sorpresa. Alla fine di ognuno degli otto livelli si deve compiere una sfida diversa, che diventa il gioco nel gioco. Si è scesi dall’astronave, sotto forma di umano stilizzato, e si deve percorrere una sorta di labirinto in cui volano degli “uccelli” alieni che dobbiamo evitare. Alla fine del percorso c’è una struttura che ci mostra la presenza di una chiave che dobbiamo raccogliere e riportare al punto di partenza. In questo modo avremo collezionato un pezzo del componente per sabotare l’attacco alieno. Ecco che lo scopo ci si rivela solo alla fine del primo livello. Collezionare i pezzi. Lo sparatutto è solo la sfida stressante e modaiola per arrivare al vero livello, quello del labirinto, anche se molto più rapido e semplice di tutto il percorso spaziale. Il gioco finisce quando si collezionano tutti gli otto pezzi o, molto prima, quando si esauriranno tutte le vite. Ma non è importante quanto si dura nel gioco, tanto staremo comunque cinque minuti senza far nulla, a fissare lo schermo per ascoltare la colonna sonora – grandiosa!

CONCLUSIONI

Sabotage non sai bene come classificarlo. Paghiamo forse il pegno di una miope valutazione quantitativa nell’attribuire un voto numerico non sapendo bene se classificarlo l’ultimo dei migliori o il primo dei peggiori. Sabotage è probabilmente un “tra i primi” dei peggiori. Quei giochi anonimi per i motivi di cui sopra ma che si elevano dall’ingiocabilità e inguardabilità di titoli riusciti male. Non è ha niente di nuovo ed è piuttosto scontato nell’85% della sua totalità ma allo stesso tempo contiene degli elementi che lo tengono a galla. Un gioco che non cerchi, appunto, ma che ricordi se lo incontri. Ed è per questo che va dato merito comunque alle bontà, anche se troppo poche per il 1988.

Giudizio Globale: 6,5/10

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