Che il Commodore 64 non smetta mai di sorprendere è ormai un dato di fatto. Nel 2022, a oltre trent’anni dall’uscita originale, uno dei dungeon crawler più amati della storia – Eye of the Beholder di Strategic Simulations Inc. – è approdato ufficialmente anche sul celebre 8 bit di casa Commodore, grazie a un team di appassionati che ha trasformato un sogno in realtà. Non si tratta di un semplice esperimento tecnico, ma di una vera e propria conversione completa, frutto di anni di lavoro, capace di portare sul biscottone un titolo che all’epoca era appannaggio delle macchine a 16 bit. Il risultato? Un’impresa titanica che ha lasciato a bocca aperta la scena retro mondiale. Per chi non lo conoscesse, Eye of the Beholder è un classico dungeon crawler in prima persona basato sulle regole di Advanced Dungeons & Dragons. Il giocatore guida un gruppo di avventurieri nelle oscure fogne sotto la città di Waterdeep, affrontando trappole, enigmi e mostri di ogni genere, con l’obiettivo di fermare il male che si annida nei sotterranei. Già negli anni ’90 era considerato un punto di riferimento per il genere, e il fatto che sia stato ricreato su Commodore 64 è una testimonianza non solo della passione della community, ma anche delle capacità tecniche che ancora oggi si possono spremere da questa macchina.

La prima cosa che colpisce è la grafica. Gli artisti che hanno lavorato al progetto hanno ridisegnato interamente gli ambienti, i ritratti dei personaggi e i mostri, adattandoli alla palette e ai limiti dell’hardware, con un risultato che sfiora la magia. Le mura dei dungeon, le leve, le porte segrete e i dettagli visivi restituiscono un’atmosfera cupa e immersiva, a tratti persino più evocativa dell’originale Amiga. Certo, il rendering delle schermate non ha la stessa velocità delle controparti a 16 bit, ma è sorprendente quanto sia fluido considerando le risorse a disposizione. A questo si aggiunge un’introduzione animata e una presentazione di alto livello che non ha nulla da invidiare a titoli più blasonati. Il sonoro merita un plauso speciale. Le musiche di Paul S. Mudra, qui adattate in formato SID, acquistano un fascino unico, con timbri che alternano cupezza e epicità, perfetti per accompagnare l’esplorazione. Il chip audio del C64, ancora una volta, dimostra di poter regalare emozioni inaspettate, e gli effetti sonori contribuiscono a tenere il giocatore in tensione costante. È il classico caso in cui le limitazioni tecniche diventano virtù: gli effetti meno “puliti” rispetto alle versioni 16 bit riescono comunque a evocare un’atmosfera quasi rituale, come un coro antico che risuona tra i cunicoli del dungeon.
Sul piano del gameplay, Eye of the Beholder rimane fedele alla sua identità originale. Il sistema di controllo in tempo reale permette di esplorare i dungeon passo dopo passo, affrontare i nemici in combattimenti strategici e gestire un party di quattro avventurieri con classi, statistiche e magie differenti. L’interfaccia, riprodotta con grande attenzione, mantiene intatta la logica AD&D e garantisce un’esperienza completa. La vera sorpresa è l’aggiunta di una mappa automatica, accessibile con un semplice comando: una funzione che all’epoca sarebbe stata rivoluzionaria e che oggi rende l’avventura molto più accessibile, evitando di dover ricorrere costantemente a carta millimetrata e matita. La versione per Commodore 64 supporta anche il C128 in modalità 2 MHz, garantendo prestazioni migliori e caricamenti più rapidi. La scelta di distribuire il gioco in formato cartuccia EasyFlash ha permesso di aggirare i limiti più ostici dell’hardware, eliminando tempi morti e rendendo l’esperienza molto più scorrevole. L’uso del mouse è opzionale, anche se non sempre precisissimo, ma nel complesso il sistema di input risponde bene e permette di vivere il gioco senza intoppi. Nonostante tutto, è giusto segnalare i limiti inevitabili di un porting così ambizioso: il frame rate non può ovviamente reggere il confronto con le versioni Amiga o PC, e la complessità di alcuni dungeon può mettere a dura prova la memoria del sistema. Ma stiamo parlando di un titolo che semplicemente non avrebbe dovuto esistere su C64, e il fatto che oggi ci si possa giocare dall’inizio alla fine è già di per sé un miracolo tecnologico. Ciò che rimane davvero impresso, però, è la sensazione di trovarsi davanti a un progetto realizzato con amore. Non è una conversione commerciale fatta per vendere, ma una lettera d’amore ai giocatori e a un’epoca irripetibile, scritta da chi conosceva a menadito sia il gioco originale sia le potenzialità dell’hardware 8 bit. È questa passione a rendere Eye of the Beholder su Commodore 64 qualcosa di speciale, un’esperienza che non ha nulla da invidiare a tante produzioni moderne quando si parla di cura, dedizione e rispetto verso il materiale di partenza.

Eye of the Beholder su Commodore 64 è più di una conversione: è un tributo, un monumento alla scena homebrew e alla longevità della macchina Commodore. Con una grafica sorprendente, una colonna sonora adattata con maestria e un gameplay che rimane solido e appassionante, rappresenta uno degli RPG più incredibili mai approdati su un sistema a 8 bit. Certo, la lentezza rispetto alle versioni originali e qualche imprecisione tecnica sono inevitabili, ma non intaccano la portata storica di questo progetto. Per ogni amante del retrogaming, è un titolo da provare e custodire: la dimostrazione che, anche a distanza di decenni, i sogni possono ancora trasformarsi in pixel.
- Genere: Gioco di Ruolo
- Publisher: Andreas Larsson
- Sistema: Commodore 64
- Anno di Uscita: 2022

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