Nastar (Rastan saga 2) H.’n S. fantasy a prospettiva laterale (Parte 3)

NASTAR (Rastan saga 2) - INFORMAZIONI:
Genere: Hack ‘n Slash
Anno di sviluppo: 1988
Sviluppatore: Taito
Voto: 6

 

(by GiliuS)

Avete in mente quando vedete il seguito di un film che avete amato e, sentendovi traditi, non potete che esclamare “che delusione!” e fremete per andarvi a rivedere per la centesima volta il primo episodio? Ecco, con Nastar succede esattamente la stessa cosa. Questo secondo episodio del personaggio epico più emblematico dell’Hack ‘n Slash, effettivamente ha avuto una pesante eredità da raccogliere, proprio per tale motivo sarebbe forse bastato “ritoccare” Rastan, magari rendere gli sprite più fluidi, aggiungere alcuni scenari e magari una o due abilità. Non ci si aspettava certo di ritrovare il nostro eroe inquartato, paonazzo e ancora più impacciato del primo capitolo, in cui era sì rigido ma rincoglionito no. E in effetti questo secondo episodio è stato rinnegato sin dal principio non solo dai fans arrabbiati ma dai produttori stessi attraverso questa discutibile scelta di anagrammare il nome RASTAN in NASTAR, come a dire che si sta trattando del seguito, ma anche no. E non a caso sembra che il team ideatore di questo prodotto, ovviamente non lo stesso Rastan, sembra sia stato licenziato in tronco e non abbia più lavorato per la prolifica Taito.

What’s new  in questo gioco? Intanto si può giocare in due, e questo è un bel upgrade, peccato che ci sono poche altre belle notizie. L’aspetto grafico è stato rivisto in toto, lo schermo sembra “zoommato” e il nostro personaggio sproporzionato, ingombrante e quindi soggetto a buscare più del dovuto. I colori sono esasperanti, saturi e un po’ naif; sopprimono parte dell’affascinante atmosfera selvaggia del primo Rastan. Stessa cosa per i fondali che, ad eccezione della prima parte del primo schema, carino e sognante, sono appiattiti e monotoni, privi di quell’iconografica semplicità fatta di rupi, rocce e tempeste che ci galvanizzava e riusciva ad empatizzare con il cimmero che è in noi.  Per quanto riguarda le armi, la sostanziale novità sono gli artigli d’acciaio dell’aquila, una sorta di rivisitazione di Wolverine, che recano una certa soddisfazione, in particolare con la nuova funzione autofire che permettono di graffiare a tutto andare manco fossimo Rei della scuola di Nanto. Inoltre è stata aggiunta una barriera magica fatta da alcune sfere che ci ronzano intorno. Che due palle…

Altra novità agognata sono gli stivaletti che ci permettono di velocizzare il personaggio e rendere più brillante il gioco che oscilla tra il prevedibile e il già visto. Che te lo dico a fare!? I nemici aggiunti sono a volte simpatici altre volte ridicoli, come le tartarughe dalla schiena pungente o una sorta di struzzo lancia ossa. I Boss di fine livello invece non sono malaccio e ci potranno mettere a dura prova, anche e soprattutto per la nostra fisiologica incapacità di schivare agevolmente i colpi, come detto prima. Si attinge dalla mitologia greca: chimera, centauro e medusa oltre i già noti esseri alieni e non-morti tratti da Rastan. E quasi ci dispiace che alcune di queste creature ben riuscite debbano soccombere per poi proiettarci nuovamente nel solito scorrimento laterale privo di stimoli e pieno di situazioni posticce popolate da mostriciattoli che vagano in cerca di un perché. Insomma tutto il resto è noia.

Lasciando perdere l’accanimento dei graphic desiner sul nostro protagonista tutto steroidi e ossa grosse, i programmatori hanno mal pensato di rendere gli elementi platform più importanti, facendo in modo, in certe situazioni, di condannarci al baratro dei buchi senza fine solo perché non abbiamo saltato dall’ultimo dei pixel disegnati sullo spigolo della piattaforma. Non paghi di ciò hanno modificato il DNA il nostro personaggio nerboruto (come se non bastasse l’aspetto fisico), rendendolo “ritardato”, non nel senso di QI, tutto da valutare, ma nell’esecuzione pratica dei salti. Premendo infatti il tasto del salto ci si aspetta una reazione immediata, e invece no; un breve ma fastidioso ritardo complica e compromette ancora di più la giocabilità. Non è dato sapere il perché.  Una cattiveria non giustificata che si va a sommare all’accozzaglia di scelte discutibili delle quali penso di aver grossomodo reso l’idea.

Elemento positivo invece la musica che riprende alla lontana gli echi del primo episodio ma con una epicità che a me personalmente ricorda più un contesto romano, con tanto di centurioni, bighe e schifoso vino allungato con l’acqua di mare, come si usava a quel tempo. La band che ha composto le musiche si chiama “Zuntata” ed è nota per aver lavorato per la serie di Darius e il mitico e giustamente celebrato Bubble Bobble. Curriculum non da poco.

 

CONCLUSIONI

Che aggiungere a tutto ciò? Gli autori si sono spinti là dove Rastan si era cautamente fermato, ovvero mettere in ridicolo un personaggio immortale come Conan di Barbaro, sbiadire le atmosfere epiche ed eroiche di Robert Howard  come fosse un acquerello allungato con la birra analcolica, e farci venire voglia di riprendere il “vero” Rastan, senza anagrammi e senza compromessi. Per gli annoiati che non hanno mai visto un Hack ‘n Slash può andare anche bene Nastar. Per tutto il resto c’è “master” Rastan.