Tiger Road – Hack and Slash fantasy a prospettiva laterale (Parte 1)

(By GiliuS)

Il mio voto: 7,5

Uno dei pochi titoli ambientato in oriente che a mio avviso rientra a pieno in questo genere ristretto. Negli altri casi si tratta in maniera più o meno specifica di ninja, samurai o picchiaduro e meriterebbero una trattazione a parte.

In oriente i monaci combattenti non sono affatto una novità, infatti ufficialmente si sa che Bodhidharma , chiamato “Ta-Mo”, proveniente dall’India, già nel V secolo mise radici in Cina e fondò il primo monastero Shaolin. Trovo’ ben presto un seguito di monaci ben disposti a pregare e ritirarsi dalla vita mondana ma si accorse tosto che questi erano soliti schiacciare pisolini in posizione del fiore di loto, con tanto di filetto di bava che esce dal lato della bocca. Ta-Mo in principio li percosse corporalmente, poi decise di insegnare esercizi e posizioni ispirate agli animali simulando dei combattimenti per rinvigorire corpo e mente. La cosa fu ben accetta, anche perché non mancavano briganti nei villaggi sperduti della Cina e poteva far comodo essere utili alla comunità e vivere delle loro offerte a cuore più leggero. Un po’ come nel precetto dell’Ora et labora di San Benedetto, da quel momento in certi monasteri si imparava a lavorare oltre che pregare, solo che in Cina si pregava anche menando le mani attraverso stili sempre più raffinati ed efficaci. Ta-Mo contribuì anche alla fondazione del Buddismo C’han, che in Giappone venne chiamato “Zen”.  E da qua in poi possiamo iniziare a parlare in dettaglio del nostro battagliero monaco protagonista.

Nel Giappone feudale un monaco combattente buddhista decide di uscire dalla sua condizione di clausura per contrastare il malvagio Ryuken che riduce i bambini a schiavi e soldati. Il rasato monaco che impersonerete inizia con l’ascia bipenne in mano, giusto per far capire le sue intenzioni, e nel corso del gioco può potenziarla o cambiarla con altre armi, tra cui il mazzafrusto che amo particolarmente. Il gioco è veramente accattivante, sprite fluidi, scenari molto vari e d’impatto, nemici per nulla statici, anzi, spesso dotati di un repertorio di mosse, tra cui le schivate, gli affondi e i salti che dovrete imparare per contrastarli. In pratica sono più dinamici del calvo protagonista che di fatto poco aggiunge alle movenze di Sir Arthur in Ghosts’n Ghoblins. E Tiger Road ne riprende anche la difficoltà; non lasciatevi ingannare dalla apparente prevedibilità del game design, ben presto vi accorgerete di quanto sia facile lasciarci la pelle. E per fortuna che siamo dotati di una barra di energia piuttosto lunga! Se avessimo avuto solo due opportunità di essere colpiti, come per Sir Arthur, in pochi credo sarebbero riusciti a terminare anche solo il primo livello. Ricordo che all’epoca mi aveva conquistato perché alcuni nemici vengono abbattuti solo con la ripetizione dei colpi; e allora giù a smanettare sul bottone che manco fosse Decatlon! Ottimi anche gli spunti platform, si deve evitare e saltare di tutto, a tratti si indossa un mantello magico e addirittura si vola cambiando lo scorrimento del gioco da orizzontale a verticale. Tra un livello e l’altro il Maestro ci predispone un percorso di allenamento che, anche se non verrà ultimato, ci consentirà di accedere allo stage successivo. 

In definitiva un gioco ben disegnato, fluido, dalla giocabilità a tratti vicina a Black tiger ma più veloce, arduo e variegato. Unica pecca grafica, i fondali che, anche se ben disegnati, sono molto statici e dalla parallasse pressoché nullo, difetto però perdonabile e trascurabile nel 1987. Imperdibile per gli amanti del genere ma consigliato anche a chi vuole scoprire un titolo meno fortunato dei più blasonati Hack ‘n slash, che vi riserverà tante belle sorprese.

Una chicca per gli amanti di Ken il guerriero: il boss alla fine del primo stage è nientepopodimeno che Fudo della montagna! Non fatevi scrupoli a smanettare con la vostra arma, anche se, come me, lo avete amato in quanto protettore di Giulia e temibile avversario di Raul. Evitate ad ogni costo il salto da wrestler altrimenti di voi non rimarrà che un rasato monaco combattente dalle buone intenzioni, ma morto.